Secondo, di nobili origini astigiane, visse più di cento anni dopo la morte di Gesù Cristo, ai tempi dei Romani, ma non era cristiano. Entrato nell’esercito, divenne grande amico di Saprizio,
funzionario dell’imperatore romano. In quel periodo conobbe il cristiano Calogero che era rinchiuso
nella Torre Rossa in attesa di essere ucciso. Ne divenne amico e così decise di diventare cristiano.
Dopo tante peripezie e fatti miracolosi riuscì ad essere battezzato. Quando Saprizio lo venne a sapere, lo mandò a chiamare. A questo punto Secondo si confessò cristiano davanti all’amico.
Saprizio in un primo tempo cercò con le parole di convincere Secondo a ritrattare la sua confessione ma, non riuscendoci, lo fece flaggellare e rinchiudere in prigione. La notte seguente si verificò un nuovo evento prodigioso: un angelo prelevò Secondo dal carcere e lo condusse ad Asti nella Torre Rossa, dov’era recluso Calogero. Quando al mattino Saprizio scoprì l’assenza di Secondo dalla
cella, attribuendola a una qualche “magia” dei cristiani, decise di recarsi ad Asti e sfogare la propria rabbia su Calogero. Una volta arrivato ad Asti, fu grande la meraviglia dei soldati che si recarono
alla Torre per prelevare Calogero e trovarono con lui anche Secondo. Quando i due si trovarono davanti al prefetto, questi tentò nuovamente di convincerli ad abbandonare la fede cristiana prima
con le parole poi con torture. Poiché tutti i tentativi di piegare gli animi dei due uomini risultarono vani, Saprizio alla fine condannò Secondo alla decapitazione, mentre ordinò che Calogero fosse
trasferito ad Albenga per essere ucciso. Secondo fu dunque condotto nell’area occupata attualmente dalla Collegiata di San Secondo o nelle immediate vicinanze di essa e lì fu decapitato.
Era il giorno 30 marzo dell’anno 119 (secondo altri racconti l’anno fu il 120 oppure il 134).
I suoi resti sono ancora oggi custoditi nella cripta della Collegiata.
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